TRATTO SUGLI SMS Parte 1
L’introduzione di nuove tecnologie della comunicazione a distanza, in particolare quelle che implicano lo scambio di messaggi scritti, ha inevitabilmente determinato un linguaggio nuovo, sia per quanto riguarda le forme che i contenuti. Si è sostenuto da più parti che questa evoluzione è costituita in ultima analisi da un impoverimento del linguaggio stesso, in quanto la necessità di digitare le parole su di una tastiera occupa molto più tempo della comunicazione orale, e vi sarebbe quindi una esasperata tendenza a condensare i messaggi, con conseguenti effetti negativi sulla qualità della comunicazione. La semplificazione insita nella messaggistica elettronica non sarebbe quindi connessa con una maggiore concisione del pensiero, né con una forma di linguaggio più chiara e sobria, ma piuttosto con una significativa perdita di contenuti referenziali e di tutti quelli elementi connotativi che di solito rendono più ricco il discorso e forniscono importanti informazioni su colui che produce il messaggio. (Maldonado, 1995)

Indubbiamente esiste in queste critiche un fondamento di verità, non bisogna però dimenticare che una finalità fondamentale delle nuove forme comunicative è la loro funzione pragmatica. Nel caso dello SMS spesso lo scopo di chi trasmette il messaggio è essenzialmente quello di produrre, con la massima efficienza, un effetto di qualche tipo sul destinatario, realizzando così le proprie intenzioni comunicative. Nello spazio massimo di 160 caratteri si deve racchiudere tutto ciò che si ha intenzione di trasmettere: richieste, informazioni, accordi, espressioni di affetto o di amore, la conferma della presenza di sé nella vita dell’altro. Nella maggior parte dei casi lo scambio comunicativo non risulta fine a sé stesso, ma sottende uno scopo che è ben chiaro nella mente di chi produce il messaggio.
Nelle interazioni faccia a faccia a cui si partecipa nella vita di tutti i giorni, a volte determinate più dalle contingenze situazionali che da una precisa volontà del soggetto, si fa ampiamente ricorso a comportamenti e formule convenzionali che non sono direttamente connesse alla trasmissione di contenuti rilevanti, ma rispondono a regole sociali e culturali che definiscono lo svolgersi della conversazione in modo appropriato: negli incontri sociali ci si saluta, si chiede all’altro come sta, capita di parlare di argomenti di interesse relativo a volte solo per avere qualcosa da dire, si cerca in ogni modo di evitare silenzi che potrebbero risultare imbarazzanti, ed anche la chiusura della conversazione assume in un certo senso la forma di un rituale. Anche quando esiste uno specifico scopo comunicativo da parte di uno o entrambi i partecipanti, questo può spesso manifestarsi quando la conversazione è già in fase avanzata.
Le analisi di Clarke e Argyle (1982), ad esempio, hanno portato all’individuazione, all’interno delle sequenze conversazionali, di diversi episodi distinti che funzionano da corollario di carattere relazionale rispetto alla trattazione dei contenuti oggetto di discorso: in genere una conversazione si apre con i saluti, a cui segue un “episodio” finalizzato a stabilire la relazione e a chiarire i ruoli. Quindi, alla parte centrale dell’interazione, fanno seguito un episodio volto a ristabilire la relazione e quindi il commiato.
Nella comunicazione tramite SMS la necessità di ridurre al minimo la quantità di parole utilizzate impone di limitare sensibilmente tutte le componenti più formali e pleonastiche del linguaggio, in modo da evidenziare direttamente il contenuto essenziale della comunicazione. La consapevolezza di questa necessità da parte di entrambi gli interlocutori consente loro di trascurare le norme che governano normalmente l’interazione sociale. Probabilmente è questo uno dei motivi per cui lo scambio di messaggi avviene di solito tra persone che si conoscono bene e tra cui intercorre un rapporto relativamente stretto e continuo, poiché in questo caso risulta molto più semplice lasciare da parte tutti i convenevoli.
È però evidente che in tal modo questo tipo di interazione può svolgere solo una funzione accessoria nell’ambito di una relazione interpersonale, e non può certo sostituire il contatto diretto, in quanto i contenuti dei messaggi scambiati fanno inevitabilmente riferimento a fatti, situazioni, conoscenze che rimangono impliciti e si situano nel più ampio contesto della relazione stessa.
Consideriamo qualche esempio.

Impiegato, m, 21 anni, messaggio isolato inviato alla propria partner

Gio 2/11 se CIAO XX. OGGI HO TEL. A MODENA PER LA CARTA DI XX, MI SANNO DIRE DOMANI. TU SEI IN FORMA? OGGI È STATA DURA PER ME! DOMANI TI CHIAMO SALUTAMI I BIMBI. XX

Questo messaggio è uno dei pochi in cui sia stato possibile rilevare in qualche modo quell’uso convenzionale del linguaggio di cui si parlava prima. La domanda “TU SEI IN FORMA?” può essere interpretata in questo senso, tanto che il messaggio non ha poi ricevuto una risposta. Allo stesso modo può essere considerata la richiesta “SALUTAMI I BIMBI”, il cui scopo sembra più quello di mostrare il proprio interessamento che quello di far riferire i propri saluti.

Si possono notare i diversi riferimenti ad elementi che non sono inscritti esplicitamente nel messaggio: chi l’ha inviato dà per scontato che la partner sappia di quale “CARTA” si stia parlando, che cosa abbia fatto lui quel giorno (“OGGI È STATA DURA PER ME!”), quali “BIMBI” debba salutare.

Va infine sottolineata la capacità di sintesi espressa in questo messaggio, che contiene, a parte il saluto iniziale, ben sei enunciati relativi a cinque argomenti diversi.

Parte seconda

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